Chi sono

mino-agrimiMino Agrimi è nato pittore il 24 aprile del 1951, in Puglia, a Trepuzzi, un piccolo centro del Salento, dove tutt’ora vive e opera. Ha collaborato per diversi anni con la Galleria “Pinacoteca” di Roma del signor Sandro Donini e ha partecipato a importanti mostre conseguendo numerosi premi e riconoscimenti. Si sono interessati di lui varie riviste specializzate e quotidiani fra cui Il Quotidiano di Lecce e Il Campo di Siena, e hanno scritto di lui critici come Aldo Buffa, Marina Ricciardi, Vittorio Balsebre, Anna Rita Invidia.

Nelle opere di Mino Agrimi si assiste ad un dualismo tra ciò che è il vissuto – un vissuto non passivamente assorbito ma virilmente affrontato – e l’interiorità dell’artista, fusi entrambi in opere nelle quali le tracce dell’esperienza affiorano, con deformazioni e semplificazioni. Il Salento, tanto amato, con le sue forme, le sue architetture e i suoi colori; le favole e le fantasie che concepite dalla mente dell’artista, vengono da questi “cantate”. Le opere di Mino Agrimi sono scorci, o piccoli mondi che talvolta evocano tempi passati, proiettati però in una dimensione atemporale, e altre volte presentano situazioni nuove, appena create dalla mente dell’artista popolate da forme appena riconoscibili (retaggio dell’esperienza) che convivono armonicamente con altre appena create.

La riconoscibilità del paesaggio e dei suoi elementi va da sé: le case, le chiese, le palme, le architetture, le barche si presentano come tali all’osservatore ma sono rese con una capacità di sintesi (nella linea e nel colore) che le travolge, fondendole dialetticamente per ricreare il paesaggio rappresentato: Mino Agrimi non rappresenta un paesaggio ma ricrea un paesaggio, che diviene forse solo un pretesto, patrimonio di immagini dal quale partire per intraprendere un viaggio animato da una curiosità e da una sensibilità quasi infantili guidate però dalla bussola dell’esperienza, del giudizio, delle passioni e dei ricordi. Le opere di Agrimi divengono allora degli appunti di viaggio fissati con un segno sicuro, robusto e deciso, sintetico nella stesura illustrativa e nello stile, e con colori, stesi puri o in diverse sfumature esaltate dai forti contrasti, densi e corposi, a volte contenuti a stento dalla linea.

Le Storie nascono nella mente dell’artista: non c’è un punto di partenza preciso (un porticciolo, un castello, un maniero), il soggetto è l’artista: non un egocentrismo esasperato, sia chiaro – perché l’osservatore è lasciato libero di trovare una propria chiave di lettura per confrontarsi con la storia raccontata in ogni singola tela – ma la traduzione, tramite forme e colori, delle invenzioni, delle favole e delle fantasie che si fondono con ricordi e trascorsi, nella mente dell’artista. Non si giunge a un QUID, esaltante ed edonistico fatto di astrattismi ed elucubrazioni mentali e formali, ma a racconti di vita, piacevoli e non, tristi e gioiosi, ricordi d’infanzia popolati da innumerevoli personaggi.

Mino Agrimi può essere dunque considerato un viaggiatore, o meglio, un esploratore curioso, un cantastorie che, stufo del reale e, soprattutto delle forme e dei colori del reale, si rivolge alla propria dimensione interiore per poi farla vibrare, come un’ugola che canta, sulla superficie pittorica.


Mino Agrimi was born a painter on 24th of April 1951 in Apulia, in Trepuzzi, a small center in Salento, where he still lives and works. He cooperated for several years with Sandro Donini’s “Pinacoteca” Gallery in Rome and took part to important exhibitions obtaining several awards and prizes. Various specialized periodicals and newspapers showed to be interested in him, among which Il Quotidiano di Lecce and Il Campo in Siena, and reviewers such as Aldo Buffa, Marina Ricciardi, Vittorio Balsebre, Anna Rita Invidia.

In Mino Agrimi’s works we spectate a dualism between the personal experiences, not absorbed passively, but manfully tackled, and the artist’s interiority, both merged into works where the traces of the experience crop up, with distortions and simplifications. Salento, so much loved, with its shapes, its architecture and its colors; the tales and the fantasies which conceived of, by the artist’s mind, are shown off by the artist himself. Mino Agrimi’s works are foreshortening, or small worlds that sometimes conjure up past times, thrown, though, into a dimension outside the time, and other times they present with new ones just created by the artist’s mind, situations, hardly recognizable shapes (experience legacy) which live with other ones.

The recognizability of the landscape and its elements are spontaneous; the houses, the churches, the palm trees, the architecture, the boats, show up to the observer for what they are. But they are made with a synthesis ability (in line and color) which overwhelms them, merging them dialectically in order to recreate the represented landscape: Mino Agrimi does not represent a landscape, but recreates one, which becomes, perhaps only a pretext, a heritage of images from which to set out to undertake a curiosity enlivened journey, and by an almost childlike sensibility, led, though, by, the compass of experience, judgement, passion, passions and memories. Agrimi’s works, so become some journey notes fixed with a secure, robust and determined sign; concise in an illustrative draft in the style and with colors used with purity or with several overtones exhalted by strong contrasts, thick and dense, sometimes hardly contained in the line.

The stories are born in the artist’s mind: there’s not a precise starting point (a small harbor, a castle, a manor) the subject is the artist himself: let it be clear that it’s not about an exasperated egomania – because the observer is free to find a key to the reading of his own, with an aim to confront himself the story told in every single painting – but the translation, by means of shapes and colors, inventions, tales and fantasies which merge with memories and past experiences, in the artist’s mind. He doesn’t reach a thrilling and hedonistic QUID, made of abstractionisms and mental and formal lucubrations, but he reaches pleasant and not pleasant tales of life, sad and joyful, childhood memories crowded with characters galore.

So Mino Agrimi may be considered a traveller, or even better a curios explorer, a bard (storyteller) who, fed up with reality and above all with the shapes and colors of reality, turns himself to his own innermost dimension so as to cause it to vibrate, like a singing uvula, on the pictorial surface.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *